"Nel 1960, salii per la prima volta il Monte Livata. Era una giornata splendida: il sole scintillava nel cielo terso, la neve era di un candore abbagliante e rendeva più irreali le trame dei faggi spogli, i contorni dei rilievi, il silenzio infinito delle vallette solitarie; mi spinsi così fino a Campo dell’Osso: mi sembrò un paradiso irreale, mai visto, incontaminato. Ne rimasi avvinto, conquiso."

Otta

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